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04/07/2007
Nuovo Sito - Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano.
A Napoli, nel cuore della città, la Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano apre al pubblico.

E lo fa offrendo la possibilità di ammirare l'estremo capolavoro della stagione artistica di Caravaggio: il Martirio di sant'Orsola, ultima opera dipinta da Michelangelo Merisi nel 1610, poche settimane prima della sua drammatica e solitaria morte.
Analogamente ad altri interventi dettati dall’attenzione verso la pubblica fruizione del proprio patrimonio artistico – tra gli altri, le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza -, Intesa Sanpaolo destina un apposito spazio dello storico edificio a divenire una specifica sezione di carattere museale che convive con le normali funzioni istituzionali.

Dopo quasi cinquecento anni di vita avventurosa e tormentata il dipinto approda alla quiete e al calore di una residenza - la stessa per il cui decoro era stato acquistato nel 1972 dalla Banca Commerciale Italiana - ritrovando la città nella quale venne ideato e dipinto.

Al termine di un impegnativo restauro, realizzato tra il 2003 e il 2004, che ha risarcito uno degli episodi più intriganti della vicenda umana e artistica di Michelangelo Merisi, e la successiva esposizione in importanti mostre in Italia e all’estero, la tela viene oggi proposta al pubblico accompagnata da un ricco apparato illustrativo e da  sussidi multimediali che ne approfondiscono le incredibili peripezie di trasmissione proprietaria, di restauro, di comprensione critica.

Anche solo la possibilità di vedere ricostruita tale vicenda rende straordinariamente densa la visita dello spazio espositivo di Palazzo Zevallos Stigliano, che per accogliere degnamente l’illustre ospite è ritornato allo splendore che merita. Gli accurati lavori di restauro che Intesa Sanpaolo ha fatto realizzare nello storico edificio hanno restituito a nuova dignità l’intero edificio secentesco, ma in particolare sono gli apparati decorativi ottocenteschi del piano nobile ad avere ritrovata intatta la tavolozza originaria.
La sezione espositiva è impreziosita dalla presenza, in una sala affacciata su via Toledo (“la strada più popolosa e allegra del mondo” diceva Stendahl), di un corpus di vedute sette e ottocentesche della città di Napoli e del territorio campano di Gaspar van Wittel, olandese di Amersfoort, che in Italia cambiò il suo nome in Gaspare Vanvitelli e che ebbe una discendenza illustre: suo figlio Luigi, pittore e architetto, fu il progettista della Reggia di Caserta. L’altro pittore presente nella sezione è ancora un olandese, Anton Smink Pitloo, fra i più sensibili interpreti del trapasso dal vedutismo illuminista al moderno paesaggismo.

Luci accecanti, dolci, avvolgenti; ombre taglienti, dense, impenetrabili: è Napoli la protagonista implicita del percorso museale e questo incontro fra Intesa Sanpaolo e Napoli è l’armonico dialogo fra una banca che aspira ad un’autentica cultura sociale e una città che, attraversata da tante dominazioni, ha sempre mantenuto una identità culturale e una unicità che le hanno consentito di non abdicare mai al ruolo di capitale.

Una città il cui grande cuore d’ora in avanti accoglierà e proteggerà l’ultimo, lancinante grido di un artista immenso contro l’oscurità assoluta del male.

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